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Archivio Aprile 2006

Post inutile, solo per cancellare quello precedente

29 Aprile 2006 4 commenti


Ogni volta che torno a casa, appena scendo dal treno e prendo la navetta per il mio paese succede una cosa strana.
Tutte le persone che sono sedute iniziano a girare la testa verso sinistra e iniziano a sorridere. Le facce si distendono e iniziano i sospiri.
E’ strano perchè a sinistra non c’è niente. Solo campagna, per i primi chilometri.
Poi però, dopo l’ultima curva c’è il mare.
E’ strano e forse lo può capire solo chi al mare c’è nato e cresciuto. La sensazione che da vedere, magari dopo tanti giorni, il proprio mare è pesante. Un senso di appartenenza che non riesco a spiegare.
Mia nonna, quando da piccola le dicevo che volevo andare a vivere lontano da qui, mi diceva sempre: ” Puoi andare dove vuoi ma sempre qui tornerai. Sei un animale da mare e te lo porterai sempre dentro.”
Ora, sta frase puo’ suonare come una perla di saggezza o come una stronzata galattica però è vero.
A me il mio mare manca e dopo un po’ devo tornare e infilare i piedi nell’acqua, con il caldo, con il freddo, con la pioggia. Ha un potere rasserenante, come una grande culla.

In foto: Quello che vedo dopo l’ultima curva.

Sono solo strani giorni

26 Aprile 2006 6 commenti


Stamattina sul marciapiede ho visto un uomo morto.
C?era lui, palesemente morto, e i pompieri che cercavano di rianimarlo continuando a dire che era morto.
Non è la prima volta che vedo un uomo morto per terra. Nel 1997 ho visto un altro uomo morto. O meglio, ho visto morire un uomo. Un uomo che si è gettato dal balcone dell?ospedale ed è caduto ad un metro da me.
STOCK. È questo il rumore che fa una persona che si butta dal secondo piano. Un rumore strano, secco, senza eco. STOCK. E quell?uomo non c?era più.
Emozioni provate da me in quel momento? Zero.
Non provavo niente. Vedevo solamente un uomo che avevo salutato 5 minuti prima, da vivo, che non si muoveva, non parlava e non tossiva.
E stamattina lo stesso. Zero emozioni. Solo la testa che girava un po? ma basta.
Sono giorni strani questi qui.
Giorni in cui ti sembra di essere in perenne attesa. Attesa per persone che non passano e non passeranno mai. Attesa per messaggi che sai già che non ti arriveranno ma tu ci speri lo stesso perché non vuoi credere al contrario.
Giorni di aspettative deluse. Deluse dal tempo, dalle persone, dalle occasioni perse, da te stesso.
Giorni in cui tutti quei castellini che ti eri costruita con tanta dovizia di particolari, stando attenta a non rovinare tutto con le tue diaboliche mani, vengono distrutti in un attimo.
Giorni in cui vai al mare e pensi di farlo davvero un castello di sabbia, tanto per materializzare la tua pazzia, ma arriva un’onda e il vento fa il resto. E il castello viene giù facilmente, tanto quanto i castelli che hai nella testa. E capisci tutto, o almeno molto. E ti senti stupida e delusa
Giorni in cui non ti puoi permettere di essere stupida e delusa e allora inizi a fare la scema, a ridere e a scherzare perché gli amici ti vogliono così, a giocare con tutti per non pensare e a pensare al modo migliore per farti del male, perché un po? te lo meriti, sta stronza.
Giorni in cui ti ripeti che non puoi buttarti sulle persone solo perché ti senti fragile. Quante volte ti sei promessa di non fare sta cosa? Di non aspettarti niente da nessuno? E quante volte, di nascosto da te stessa, l?hai rifatto? Ricorda bene? L?ultima volta non era neanche tanto tempo fa.
Giorni in cui senti che ti stai inaridendo di nuovo e hai una paura fottuta.
Giorni in cui ti avvicini pericolosamente alla persona che ti ha fatto più male di tutte.
Giorni in cui dici ? ok. Mi sto inaridendo? Allora torno la stronza di prima.? Ma sai già che non eri stronza perché stronza non lo sei mai stata, eri solo incasinata e ti buttavi addosso a tutti per non pensare a te.
Giorni in cui riapri il tuo libricino nero, libricino che pensavi di non dever riaprire per un po’ di tempo perchè pensavi che non ne avresti avuto bisogno, e torni a soffermarti su alcuni nomi
Giorni in cui hai un bisogno sfottuto di affetto, di bene, quello vero, ma nessuno te lo da. La gente si allontana da te se sei triste e paranoica.Tu allora ti senti piccola e sorridi, non perché sia contenta, solo per contenere quel liquido trasparente e salato che ti esce dagli occhi.
Giorni in cui quel liquido trasparente esce fuori anche quando non vuoi e per giustificarlo torni a vedere Se mi lasci ti cancello, torni ad ascoltare quelle frasi da film che ti sono state dette davvero dalla persona che hai odiato e pensi che aveva ragione e torni ad avere le guance rigate perchè quelle frasi sono vere per davvero e stenti a crederci.
Giorni in cui sai che tutto è una spirale, che tutto dipende da te e che ti odi.
Giorni, strani giorni.

Mo’ Basta

20 Aprile 2006 38 commenti


Quando gira male, gira male.

Quando ti svegli con un piccione che tuba sulla tua finestra (Sto stronzo ormai s?è affezionato).

Quando punti la sveglia alle 6.11 per farti la doccia ma, non solo lo scaldabagno è rotto, qualcuna ha pensato bene di finire l’acqua tiepida ieri sera e tu sei sporca e incazzata.

Quando ti sei alzata dal letto di colpo, dopo 5 ore scarse di sonno che sono troppo poche per essere riposata ma abbastanza per essere rincoglionita.

Quando ti svegli e i giramenti di testa si svegliano con te.

Quando esci di casa, vedi un tram che parte e pensi “Sti cazzi, prendo il prossimo così mi siedo” ma arriva il prossimo tram e, non solo non puoi sederti e pensi “E mo?? Se rimango in piedi più di 5 minuti svengo”, ma scopri che l’autista ha fatto il botto con una macchina guidata da, bada bene, un vigile urbano di sesso femminile.

Quando dici “Vabeh, mo? sta stronza la toglierà la macchina” ma la stronza la macchina non la toglie perchè sta aspettando rinforzi da altri vigili lobotomizzati e il tempo passa, tic tac…

Quando cerchi di correre per prendere l?autobus ma le ginocchia ti urlano dal dolore e non sai se spaventarti per qualche malattia strana o meno.

Quando sali sull?autobus, perché alla fine ce l?hai fatta a correre per trenta metri, e dopo due fermati capisci che è quello sbagliato.

Quando aspetti mezz?ora un altro autobus, che non passerà, e ne prendi un altro ancora che ti porterà a Piazza Venezia in soli 40 minuti (soli 40 minuti?? Eh sì, Roma è grande Signorì!).

Quando inforchi le cuffiette del lettore emmepitre e, sulla canzone migliore che hai, esce la simpatica scritta LOW BATTERY.

Quando dici ?Vabeh, leggo un po?? ma ti ricordi che ti gira ancora la testa e non puoi leggere se no vomiti, allora dici ?Vabeh! Ascolterò i rumori di Roma? ma non riesci ad ascoltarli perché un maledettissimo/brufoloso metallaro si spara in cuffia il death metal e tu lo senti tutto, paro paro, e tu odi visceralmente il metal…

Quando inizi a fare pensieri di morte sul suddetto ed improvvisamente senti uno strano odorino? abbassi lo sguardo? e ti rendi conto che? qualcuno ha pensato bene di far pipì nell?autobus, proprio nel posto davanti al tuo, proprio in quel momento.

Quando ti guardi intorno, quasi con le lacrime agli occhi, ma non vedi persone. Vedi solo i prototipi di tutte le persone che odi, quasi come se fosse una sfilata dell’orrore: adolescente femmina che mastica la gomma a bocca aperta, chè te la tapperei io la bocca ma non con parti di corpo umano, con un palo dell?Enel!, adolescente maschio che ti guarda con un?espressione assente e fischietta l?ultimo successo radiofonico, il nonnino che ogni 5 metri sputa sull?autobus, la nonnina logorroica che continua a parlarmi anche se inizio a dare segni di squilibrio, la signora di mezz?età superimprofumata, che non sarebbe neanche male ma profumo + pipì non danno un buon odore?

Quando vorresti andare a casa ma sai che dopo il servizio civile devi scappare al call center e non tornerai a casa prima delle 20.

Quando sto call center lo odi ma preghi ogni giorno che non ti diano il ben servito perché se no devi tornare a casa da mamma&papà e tu tremi ogni volta che lo pensi.

Quando pensi che oggi potresti odiare tutte le persone che ti capitano sotto tiro e, se sta giornata continua così, odieresti tutti quanti, anche le persone che in questo momento adori.

Quando ste giornate iniziano così pensi solo una cosa:

MO BASTA!

80 euro e passa la paura

14 Aprile 2006 20 commenti


…mortacci sua…

L’unica parvenza di femminilità oggi è andata via a colpi di forbici in cinque minuti, giusto il tempo di Like a Virgin e qualche “Ooooh” da parte mia.
In barba agli 80 euro (mortacci sua) che ho speso oggi, posso dire che è stata una giornata moooolto proficua.
Ma procediamo per gradi…
Alle 9 del mattino mia madre, dolcissima donna, entra in camera e dice:
“Francè, svegliati, ti devo fare la puntura!”
“Eeeeeeeh??? Quanto ho dormito mà?” e già stringevo le mie regali chiappe per prepararmi al dolore
“Hihihi. Scherzetto! Se non dicevo questo non ti saresti mai svegliata”
“Grrrr”
“Dai, mamma ti porta in giro per negozi!”
O_O Che culo…avevo lasciato tutto a Roma…
Inizia la pesante mattinata di spese folli conclusasi con:
1 paio di scarpette alla Amelie “queste te le paghi tu, a mammina tua, chè sono davvero brutte!”
2 paia di jeans “chè mi sembri una zingarella a mammina tua!”
3 paia di reggiseni con slip coordinati “chè ormai c’hai un’età…” “Aho!!”
2 magliette semplici semplici “non vuoi proprio cresce eh…?” “Prrr”

Ore 13:20
Mia madre entra in fibrillazione.
“Sbrigati, dobbiamo andare dal parrucchiere chè mi sembri una morta”
“Sì Mà, in effetti… taglio e colore!”
“Come taglio????”
“Si Mà, mi faccio la boccia”
“Sta cretina”
Si entra nel meraviglio mondo fashionchicomosexual di Luigi, mio sadico parrucchiere.
“Ciao Luì, volevo…”
“Amore mio…ma che si’ fatt??? (trad. cos’hai fatto) Pare che sei stata un anno in Tibet… stai pallida, coi capelli sporchi, rovinati, brutti e senza un motivo!!”
“Vaffanculo Luì. Sono stata male. Comunque ti dicevo che vorrei…”
“Tesoro di Luigi. E’ primavera!Ti devi rinnovare!!”
“E infatti…”
“Amore, qua tagliamo tutto e facciamo un colore che non ti si può vedè e poi ti vai a fa’ pure una lampada che si’ pallida come la morte!!”
“Ok”
Come si nota il mio parrucchiere, oltre ad essere logorroico (Grrr)e ad usare vezzeggiativi (Grrrr), soffre anche di manie di protagonismo (Grrrrr).
Quindi… al suono della compilation di Madonna, che mi ha riportato alla mia infanzia tutta pizzi, lustrini e pop music, quel bastardo sadico ha iniziato a tagliare, dicendomi “Chiudi gli occhi perchè quello che vedi potrebbe non piacerti” Zac,zac…
Ora sembro quasi un maschio se non avessi le mie care tette a dimostrazione del contrario ma il taglio è figo. Tutto spettinato, con i capelli davanti, carino carino, credo…devo abituarmici…maledetto Luigi, sorcino che non sei altro…
“Sembri proprio una ragazzina” (Una signora di Milano con cui ho tirato fuori le 5 frasi in milanese che so, unico retaggio di una storia di 4 anni con un padano)
“Si dai, stai bene!”
“Che me lo dica tu non è confortante visto che li hai tagliati e colorati”
“Daiiii. Comunque sono 80 euro”
“Eeeeeh?”
“Eh si amore di Luigi, sei stata 5 ore e mezzo qui, hai tagliato, colorato e phonato, mi sembra il minimo. E poi dai, pensa che con i tuoi soldi ci pago il biglietto per il concerto di Madonna.”
“Allora… semmai i soldi dovresti darli tu a me perchè m’hai torturato, brutto sadico stronzo e poi… il concerto eh… magari ti schiacciano nella ressa per l’accaparramento di un reggiseno di Maddy!”
“Si’ proprie simpatica Francè. Mo’ vattenne!!”
“Prrrrr e non ti do manco gli auguri!”
Ore 19:00
Mia madre di nuovo in fibrillazione
“Dobbiamo andare in oreficeria!!”
“Perchè?”
“L’orologio, l’orologio”
Per un attimo mia madre si è trasformata nel Bianconiglio e continuava a ripetere Orologio e Fretta…deliri pomeridiani, provocati dagli acidi della tinta.
” Ciao, vorrei quell’orologio che ho visto la volta scorsa”
“Ah brava, era per la laurea, giusto?”
“Eh sì”
“Brava, così piccola e già laureata. Sta ragazzina è proprio una soddisfazione, vè Pà?” (Pà è mia madre. NdA)
“Oh, c’ho 26 anni!!”
“Davvero? Con sti capelli pari una ragazzina, un po’ maschiaccio”
“Grrr”
Compriamo st’orologio, mia madre mi da un anello, la commessa mi regala un segnalibri, io mi fotto svariati cioccolatini e scrocco pure un caffè!
Alla fine della giornata devo dire che m’è andata proprio bene.
Ah dimenticavo…stamattina mi è anche arrivato l’uovo della Ferrero Roches (Si scrive così) di Giuseppe…che carino… ci sto sbavando su da stamane ma devo resistere, almeno fino a domenica!!

Bollettino di una gola dolorante

11 Aprile 2006 6 commenti


Sono il batterio che infetta la gola di Frà.
Dopo 5 giorni di guerra allultimo sangue tra gli anticorpi bradipici della ragazza e le nostre forze infettanti, indubbiamente superiori per numero e per intelligenza, sono costretto a far deporre le armi ai miei prodi combattenti e ad arrendermi davanti a quell’arma batteriologica che una mente suprema ha iniettato nel corpo della suddetta sottoforma di cannone di plastica, metallo e penicillina che gli umani riconoscono come siringa.

Tiè!! Brutto batterio stronzo!! Muori e lascia il mio corpo!

Non ce la faccio più! All’inizio di questa guerra pensavo che fosse uno stronzissimo mal di gola e invece il verdetto è stato pessimo: Tonsillite acuta con tanto di placche nella parte sinistra della mia splendida gola.
Quello che doveva essere un tranquillo fine settimana a base di sole, mare, ma che caldo fa! si è rivelato un soggiorno forzato nel mulino bianco a base di coperte, brividi e urla ogni volta che provavo a deglutire.
Placche, tante placche, tante stramaledettissime placche bianche che si erano nascoste dietro le mie tonsille e non mi facevano neanche parlare! Ste stronze, se volete farmi del male abbiate il coraggio di essere visibili, infingarde!!
Immagino il mio batterio come un verme lunghissimo e schifoso, con una faccia orribile e denti aguzzi con cui mi morde la gola ogni 3 minuti. Sarà perché da piccola vedevo Esplorando il corpo umano e tutti i batteri cattivi li disegnavano così. Il problema è che nel mio sistema nervoso, il capo di tutti gli anticorpi, quella cosa bianca e saggia, s’è addormentato o ha ceduto all Alzeimer e ride rincoglionito rincorrendo le farfalle!
Ho preso una serie infinita di antibioticipireticidolorificiconcezionali sbagliati prima che il mio competente/ex suadente Doc mi dicesse tra grasse risate, provocate del mio elenco di medicine palesemente sbagliate:
“Bella mia, chai le placche! Ormai sei recidiva e quando t’ammali lo fai sul serio!”
“Eh, ti potevi ricordare un po più tardi di venire qui”
“Ma vaffanculo Doc. Non è colpa mia se stai chiuso 6 giorni a settimana e il 7° giorno Dio creò la fila che nel tuo studio arriva da qui al porto!!Comunque, che devo fa’?”
“Le punture! Ahahah!”(perché lui lo sa che ho paura degli aghi chè mi ricordano un brutto episodio, bastardo, secondo me i dottori, con l’andare del tempo oltre che cinici, diventano anche parecchio sadici)
O_O “Noooo, le punture no, cho paura. Lo sai che se vedo un ago svengo!”
“Vabeh, te le fa tua madre”
(E mia madre si stava già sfregando le manine al pensiero di dover massacrare le mie chiappe.)
“Dai, stai tranquilla (lo sai che channo fatto a tranquillo Doc??). Tanto tu mica ci lavori con la gola!”
O_O (In un lampo mi si staglia davanti agli occhi il cartello di Gola Profonda e mentre penso Uhmdovrò iniziare ad usare il rossetto rossorosso rispondo )”Doc, stai forse insinuando che faccio la puttana???”
“Ahahah”
“Grrrrrr.” (appena ste placche se ne vanno vengo qui, t’azzanno la carotide e la ingoio, così ti faccio vedere come lavoro con la gola)
Ora però voglio fare l’ottimista e guardare il lato bello di sta storia.
Ci dovrà pure essere un lato bello no?
Quindi, al 5° giorno di arresti domiciliari:
ho fumato solamente 5 sigarette e per ognuna che ho patito dolori allucinanti (ma tanto non smetto Dottò!)
ho avuto discorsi quasi sensati solo con persone la cui età medià era il triplo della mia
ho delirato durante la notte dicendo cose e implorando persone sconosciute ai più
ho avuto dei cambi d’umore che neanche prima delle mestruazioni con conseguenti lacrimoni e lamenti
ho ingerito solo liquidi e la mia panza, che una volta era motivo d’orgoglio tra i miei amici, si sta sgonfiando, poverina
ho avuto per quattro giorni una vocetta stranissima, a metà tra Paperino e Lisa Simpson, che a Giuseppe piaceva tanto
sono riuscita a cantare le canzoni degli Afterhours a squarciagola ( sarà per questo che ogni tanto mi brucia l’apparato vocale? Boh) con la stessa voce strozzata di Manuel Agnelli.
ho finalmente sognato un incontro ravvicinato con Manuel Agnelli ( figlio mio, puoi anche correre lontano ma prima o poi t’acchiappo!)
ho fatto 2 punture dolorosissime (la seconda è stata un supplizio e devo farne altre 4, porcoggiuda!!) che, oltre al dolore, hanno però ridato notevole volume alle mie regali chiappe, facendole avvicinare agli attuali standard di non-bruttezza.

Quindi, se mettiamo sulla bilancia pro e contro possiamo dire che sì, sto soffrendo come una bestia, non posso uscire, inizio a parlare con LunaImmobile, che non sarebbe tanto strano, ma pretendo da lei delle risposte sensate e sono costretta a sostenere conversazioni telefoniche con dolcissimi amici che dicono “Ma che stai a fa? Vieni al mare!” (Ma vaffanculooooo), però la panza scompare e le chiappe sorridono doloranti.

Mi va quasi bene così, basta che dopodomani sto bene e posso uscire chè mi sono già rotta le palle!

Il batterio della gola di Frà si scusa per il linguaggio scurrile e disconnesso ma pensa intensamente che la penicillina provochi danni, sebbene temporali, profondi sulla psiche della suddetta.

I need a fireman

8 Aprile 2006 3 commenti


Dopo un mese passato quasi ininterrottamente a Roma sono tornata a casa mia, nel mio bel mulino bianco, con tanto di famiglia umana e animale.
Sentivo quasi la nostalgia, non tanto della famiglia ma del gatto e del mare.
Ieri sera, prima di addormentarmi mi facevo i progettini per sto dine settimana ultra riposante: Bene, arrivo domani pomeriggio…estetista e poi di corsa al mare. 3 giorni filati al mare, a prendere un po’ di colore su sta faccia gialla Simpson, a infilarmi la sabbia in tutti i pertugi ( perchè io al mare DEVO sporcarmi)e a sciacquarmi un po’ la coscienza dentro l’acqua che, strano ma vero, è ancora pulitissima, ci sono anche i pesciolini!
Faccio la nanna, sogno il mare, i pescetti, i surf e i surfisti.
E stamattina…
Mi alzo con la sensazione di avere nella gola un Alien, dotato di vita propria, che bussava da dentro per sfondarmi il collo. Cerco di non farci caso ma porcatroiamaledetta vado in bagno, apro la bocca e Boom! C’ho un’infiammazione che fa paura. Forse infiammazione del trigemino o di cacchio ne so. Fatto sta che ho la gola in fiamme, l’orecchio chiuso e la testa avvolta in una soffice nuvoletta grigia!
E oggi, invece di sdraiarmi al mare, come le altre centinaia di maledetti bastardi fancazzisti, sono stata a letto, a letto con mia sorella, piccolagraziosabastardelladiFrancescasuac, che mi guardava e diceva “C’hai 26 anni ma sei già cadavere. Ormai ti chiamo Emily” (maledetta, ci rivedremo tra 11 anni…) e con mia madre che ha insistito per darmi una pillola miracolosa, che secondo lei è la panacea, il rimedio a tutti i mali. Secondo me m’ha spinto un tranquillante potente, tipo roipnol, che ha agito solo sulla mia psiche facendomi dormire, anzi morire, per 3 ore ma che ha funzionato, almeno in parte. L’alien si è ridotto di almeno la metà in compenso però il mio corpicino si è avvelenato e ora il mio esofago si è dilaniato e brucia!!!
Se chiamo i pompieri ce la faccio a farmi almeno un giorno di mare?
Porca ******!!!

Quello che non sapevo

2 Aprile 2006 15 commenti


Non è carino sentirsi dire “Francè, è inutile che ti vesti tutta colorata, che sorridi sempre a tutti e fai la vocetta calda e accondiscendente. Noi siamo nati per soffrire.”
“Eh??!”
“Ci sono persone per cui la vita è una figata, giusto?”
“Credo di sì.”
“Beh non siamo noi.”
“Vabeh, dici così perché sei gay, ci sono pochi uomini degni di te e sta cosa ti rode.”
“Veramente io c’ho l’uomo e tu no!”
“Ah.”
“Sto seriamente pensando di farci monaci cistercensi.”
“A sto punto facciamoci monaci circensi, almeno qualche risata ci scappa.”

Non è carino sentirsi dire “Francè, parliamoci chiaramente, tu sei un porto!”
“Eh??!”
“Si, sei un porto, nel senso che tu stai sempre lì, nello stesso posto, pronta a ricevere barche a vela, a motore, yacht e pescherecci.”
“Eeeeeh??!”
“Si, tu sei come un posto fisso. Stai sempre lì, la gente lo sa. Non ti muovi perché non puoi (sei un porto, mica una barca). Ospiti però tutte queste barche che entrano e escono senza troppi complimenti. E ci sono gli yatch, barche parecchio snob, che vedi una sola volta perché sei un porto forse troppo squallido per loro. Le barche a vela che sono quelle alternative. Le barche a motore, quelle più comuni, senza lode né infamia, e i pescherecci, barche che vengono a trovarti spesso, a cui fai comodo perché non chiedi mai niente, li ospiti e stai in silenzio. Aspetti che qualcuno metta lancora, non per sempre perché sono sempre barche, ma comunque stai lì e osservi.”
“Vabeh ma gli amici sono un po così. Sanno che ci sei e proprio per questo vanno e vengono.”
“Io parlo dei tuoi uomini.”
“Ah.”

Non è carino sentirsi dire “Francè, sai perché ti battono i pezzi solamente uomini perversi, sposati, conviventi? Uomini che ci provano sapendo già che il giorno dopo andranno via? Uomini che possono darti il sesso migliore della tua vita ma solo quello, perchè “il resto non mi interessa”?”
“Forse perché non me la tiro?”
“No. Perché sei una paratroia.”
“Eh???!”
“Una ragazza che per paura è diventata parecchio disinibita, fondamentalmente paranoica, che non dice mai come la pensa perché “se no la gente ci rimane male”. Ma tu che vuoi in realtà?”
“Da quand’è che sei diventato psicanalista??”

Non è carino sentirsi dire ste cose. Non è carino sentirsele dire dallo psicologo da due soldi di turno. Non è carino sentirsele dire adesso, proprio adesso che sono spaesata, spiazzata, che non so dove sbattere la testa. Non adesso che è primavera e sono tendenzialmente felice. Non adesso perché se lo psicologo da due lire si sciacqua la coscienza in cinque minuti con ste domande marzulliane, la paratroia ci pensa e ci ripensa e si accuccia sul letto, con il cuscino zebrato addosso, sperando che quelle barche perdano la rotta e si scordino il porto.