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Tristessa per favore vai via

11 Aprile 2007


[...] È dura rimanere indietro. Aspetto Henry senza sapere dov’è e se sta bene. È dura essere quella che rimane.
Mi tengo occupata. Così il tempo passa più veloce.
Vado a dormire da sola e mi sveglio da sola. Faccio passeggiate. Lavoro fino a stancarmi. Finchè non ci si pensa sembra tutto semplice.
Tanto tempo fa, quando gli uomini andavano per mare, le donne li aspettavano sulla spiaggia, scrtavano l’orizzonte in cerca della piccola imbarcazione. Adesso io aspetto Henry. Lui scompare senza preavviso e improvvisamente. Io lo aspetto. Ogni minuto di attesa dura un anno, un’eternità. Ogni minuto scorre lento, trasparente come vetro. Attraverso ogni minuto vedo un’infinità di minuti in fila, in attesa.
Perchè se ne va dove io non posso seguirlo?[...]

da “La moglie dell’uomo che viaggiava nel tempo” A. Niffenegger

Esattamente un anno fa iniziavo a leggere questo libro ed esattamente un anno fa, per l’ennesiva volta, si ripeteva il tormentone della mia vita. Ancora una volta io Penelope e l’omino di turno Ulisse che però ha sempre preferito il subaffitto della Maga Circe piuttosto che tornare a casa.
È dura essere quella che rimane, che saluta con la mano mentre con l’altra asciuga le lacrime, che dice “Vai e divertiti” ma pensa “Io sto qui e t’aspetto”. E quando apri questo libro e le prime parole che leggi sono queste, inizi a pensare senza però arrivare a nessuna conclusione buona e/o ragionevole. La mia vita ultimamente è ciclica, piena di corsi e ricorsi, cose che si ripetono a mesi esatti le une dalle altre, persone che tornano e altre che partono e io sto sempre qui, un po’ penelope e un po’ porto , anche se qualche nervo vago si dichiarava ulisse redento così non è stato e il porto è servito ancora una volta per un attracco veloce.
E stasera un po’ per il libro che mi è capitato, PER CASO, tra le mani, un po’ perchè questi sono stati giorni di partenze per la maledetta longobardia (Ciao Lore), un po’ per Dottori e A Toys Orchestra ci mettono del loro…sto un po’ così, ad interrogarmi sul perchè di alcune cose e alcune persone.

  1. Tiziano
    11 Aprile 2007 a 13:07 | #1

    La tristezza è una bestiaccia che ogni tanto ci si attacca addosso. Bisogna trovare il DDT giusto. La musica, un’amico (magari non presuntuoso come quello del porto)…..ognuno il suo. Non ti fermare, non aspettare e se puoi ogni tanto corri.

  2. Gala
    11 Aprile 2007 a 14:42 | #2

    Uhm…forse devo smettere di mollarti libri e musica da lacrimuccia…

  3. faby
    11 Aprile 2007 a 16:18 | #3

    A me piace la sensazione di tornare indietro grazie ad un libro e pensare,ripensare..

  4. durk
    11 Aprile 2007 a 18:14 | #4

    Quel libro è fantastico… e ancora ti ringrazio di avermelo fatto leggere. Zie’, stai su, non pensare alle cose brutte, che ci penso già io… fin troppo! Un bacio grande grande grande!

  5. filli
    14 Aprile 2007 a 15:02 | #5

    “quattro gocce di blu

    quel che resta sul fondo

    del bicchiere svuotato

    in un batter di ciglia

    un momento di gioia pura”

    mi piacciono molte cose di te. il brio. il modo di scrivere.e rendere tersa la tua vita attraverso le parole. il provare a sorridere sempre. mi piace ora anche questa melanconia. un sorriso
    filli**

  6. Mr. Pink
    17 Aprile 2007 a 12:30 | #6

    Uff…ma perchè devi sempre essere tu quella che attende? :(

    Non avevo bisogno di sapere da un test che sono paranoico…io SONO paranoico!
    Cos’è stato quel rumore?

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